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Voti degli utenti:
7,1/10   528 voti
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Spiacente, c'è stato un problema
Regista:
Sceneggiatori:
Francesco Bruni (sceneggiatura) &
Paolo Virzì (sceneggiatura) ...
ancora
Data di uscita:
28 marzo 2008 (Italia) ancora
Genere:
Commedia
NewsDesk:
Recensioni degli utenti:
…perchè vincere significa accettare... ancora (2 in totale)

Aree messaggi

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Cast

  (Cast principale, solo i primi nomi)
Isabella Ragonese ... Marta
Micaela Ramazzotti ... Sonia
Giulia Salerno ... Lara
Sabrina Ferilli ... Daniela
Valerio Mastandrea ... Giorgio Conforti
Massimo Ghini ... Claudio
Elio Germano ... Lucio 2
Laura Morante ... Voce narrante (voice)
Edoardo Gabbriellini ... Roberto
Valentina Carnelutti ... Maria Chiara
Caterina Guzzanti ... Fabiana

Elena Arvigo ... Moglie di Giorgio Conforti
Paola Tiziana Cruciani ... Madre di Sonia

Raffaele Vannoli ... Assistente Claudio (con il nome Lele Vannoli)
Mary Cipolla ... Madre di Marta
ancora

Dettagli aggiuntivi

Durata:
117 min
Nazionalità:
Italia
Lingua:
Italiano
Colore:
Colore
Aspect Ratio:
2,35 : 1 ancora
Sonoro:
Dolby Digital

0 persone su 1 hanno trovato questo commento utile.
…perchè vincere significa accettare..., 31 dicembre 2009
5/10
Autore: Luisa Bertolini (luisab99@hotmail.com) da Bologna, Italia

Non mi è piaciuto. Non è un film sul precariato. E' un'accozzaglia di situazioni limite e di personaggi grotteschi che negano ogni credibilità al serio problema che si vorrebbe affrontare.

Il film, nel descrivere un ambiente, non è né realistico né surreale (penso all'efficacissimo "La scuola" di Luchetti, che riusciva ad essere entrambe le cose).

Il mondo dei call center – ove si raggirano telefonicamente persone al fine di vendere un elettrodomestico costosissimo e inutile - non è visto come un rifugio dei giovani disoccupati e disperati, con casi – ognuno con la propria storia - di varia umanità, ma un microcosmo di imbecilli tutti uguali, che guardano estasiati il Grande Fratello e nemmeno si accorgono, nel tentativo di portarsi a casa la pagnotta, di essere dei disperati orrendamente manipolati. In questo ambiente si destreggia la protagonista, laureata in filosofia, che ha capito che l'unico sistema per sopravvivere è integrarsi per bene nell'ambiente, e sorprendentemente, ci riesce, rivelandosi bravissima a gabbare le casalinghe al telefono. Finché il sistema stesso, tenuto in piedi da un emerito gaglioffo e da una psicopatica, imploderà autodistruggendosi, con tanto di svolta drammatica, poiché il pedale del grottesco tanto vale spingerlo fino in fondo. E mentre alcune ragazze, "perdenti" perché "incapaci" di procacciarsi i malcapitati clienti, finiscono licenziate tra umiliazioni e lacrime, la nostra riesce invece a diventare la protetta dei due mefistofelici manager, e diretta testimone del loro graduale disfacimento.

Il contrasto vincenti/perdenti è qui uno dei concetti chiave. Cosa vuole dirci questo film? Che l'intelligenza e la cultura sono sempre vincenti, anche in quei luoghi adibiti alla negazione dell'intelligenza e della cultura? Magari fosse davvero così. Ma e' solo facile ottimismo. A tratti, il film mi ricordava "Il diavolo veste Prada". Sembra che sia un trend di questi anni, il mostrare una ragazza in gamba che solo accettando di farsi vessare e umiliare (là dalla capa, qui dal lavoro stesso) riescono a dimostrare il proprio valore.

Davvero viene la nostalgia degli anni sessanta, della lotta di classe, del "non ci sto". Questo genere di film sembra illuderci che facendo il gioco del nemico, che sia una persona o un'istituzione, o entrambi, si avrà la meglio su di lui: non è vero. Un film con pretese sociali o sociologiche dovrebbe suggerire il messaggio che il problema non è come riuscire ad essere dei vincenti, ma riuscire a vivere in un mondo dove non è necessario esserlo.

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